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Apertura - 11 settembre, l'anniversario di un "colpo di mano"

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LA TRAGEDIA DEI FONDAMENTALISMI (DIECI ANNI FA E OGGI)

04 SETTEMBRE 2011 - Il decimo anniversario dell'11 settembre è un ulteriore occasione di riflessione sulla tragedia che rappresentano in sé i fondamentalismi. Ne siamo accerchiati quotidianamente: facile incontrare persone o gruppi che pensano, si comportano e agiscono in maniera fondamentalista, senza cioè avere la cognizione della presenza dell'"altro", con tutto ciò che dovrebbe conseguirne in termini di auto-controllo e rispetto. Possiamo fare molto per evitare queste persone e questi gruppi, anche riuscendoci felicemente. Ma quando il fondamentalismo diviene ideologia politica e questa ideologia riesce a conquistare i governi, finisce per segnare l'esistenza degli "altri" in maniera drammattica e a volte tragica. Fondamentalismo significa porre se stessi sotto l'egida di un controllo, che diviene a sua volta interfaccia di mediazione fra "il fondamentalista" e "gli altri". Quando il fondamentalismo diviene ideologia di governo diviene immediatamente anche strumento per il controllo dell'"altro". L'11 settembre e ciò che ne è conseguito sono stati essenzialmente un episodio della deriva dei fondamentalismi a livello politico. Immaginare cosa possa essere vivere sotto il regime dei talebani è per un occidentale impensabile. Ma fondamentalista è da sempre anche l'ideologia imperialista statunitense. Gli anni '00 sono stati inaugurati da un folle gesto terroristico compiuto da un gruppo fondamentalista (al Qaida) contro un altro gruppo fondamentalista (l'amministrazione Bush), reo di pensare e agire politiche imperialiste. L'imperialismo è fondamentalista: la globalizzazione è un'ideologia fondamentalista (e questo lo avevamo capito anche in Occidente, con i No-Global), di strugge l'"altro", distrugge la possibilità dell'alternativa. L'11 settembre è stato tragico, me è solo stato un episodio di una guerra che sotto varie forme si combatte ormai da decenni. E lo scenario è sempre lo stesso: la presunzione del diritto al controllo dell'"altro", il desiderio perverso del potere sull'"altro". Poco importa che sia potere religioso o potere economico, se questi sono le due facce della stessa medaglia. Ode alla libertà, ode al diritto all'autodeterminazione, ode al diritto ad esistere per quello che si è e al diritto di esistere senza essere colonizzati (territorialmente, corporalmente, psicologicamente) da nessuno. Chiudiamo così gli "speciali" che abbiamo dedicato alle manifestazioni contro il G8 di Genova 2001 e ora all'anniversario dell'11 settembre. Sono stati il suggello del Potere che ancora oggi ci controlla. Hanno chiuso lo scontro degli anni '90 in maniera terribile, ma soltanto per noi, per chi era dall'altra parte della barricata, per chi crede nel rispetto dell'"altro" e nei valori della solidarietà (civile, economica, politica). Quegli eventi hanno ferito in maniera quasi mortale la speranza dell'alternativa in cui aveva creduto la generazione protagonista degli anni '90, quella dei trenta-quarantenni di oggi. Ma solo "in maniera quasi mortale", perché i reduci non siamo ancora morti... (S.D.)










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