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Apertura - I perché di un mese di silenzio

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Il destino delle parole in un paese di sordi

05 GENNAIO 2012 - Poche righe per dire che dopo un mese di silenzio, ma non certo di inattività, ritorniamo a riprendere la parola sul nostro sito. Crediamo sia giusto a volte assecondare il proprio istinto. E siccome il mese scorso non avevamo voglia di dire nulla, non abbiamo aggiornato il sito. Non avevamo più voglia di promuovere nulla, esterrefatti dinanzi alla dinamica di una realtà sociale, economica e politica che è sembrata e sembra tuttora azzittire di forza le nostre ragioni, azzerare le nostre aspirazioni. Le parole non bastano ad arginare una situazione che ogni giorno di più si definisce attraverso dinamiche promosse "dall'alto".

Cosa possiamo fare "dal basso" allorché le decisioni di chi comanda ci sovrastano, fino a smascherare come velleitarie le speranze di chi voglia contribuire alla costruzione della democrazia attraverso la critica? Non abbiamo creduto che il silenzio potesse essere più eloquente, o che possa essere un rimprovero più forte di quelli che abbiamo riservato nei mesi scorsi al nostro Paese. Esso è stato piuttosto un rimprovero a noi stessi, testimoni fatalmente inattivi di coloro che stanno pilotando l'Italia verso un'inevitabile decadenza. E' vero, abbiamo segnalato per mesi la "crisi" in cui era precipitato il Paese - crisi che ha consegnato al
de profundis della Storia due o tre generazioni di giovani italiani, inariditi nelle loro risorse. Ci siamo guardati allo specchio e ci siamo chiesti quali fossero le nostre responsabilità. Sono molte e anche imperdonabili. Per questo ci siamo imposti per un mese di tacere. Perché parlare non serve a nulla. E non serve a nulla parlarsi addosso, credere che basti discorrere di problemi per affrontarli davvero, per essere utili a se stessi e agli altri.

Ci siamo privati del piacere di scrivere, perché guardandoci allo specchio - nel momento stesso in cui Governo e Parlamento stavano decidendo per noi - non ci siamo piaciuti nel ruolo di testimoni ciarlieri, osservatori a un certo punto del tutto superflui e inutili della cronaca. Non possiamo promettere di non riprendere di nuovo i nostri vecchi discorsi. Ma ci è parso per una volta più giusto segnalarci ai nostri lettori attraverso il silenzio piuttosto che con altro. (S.D.)












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