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Apertura - La casta, le caste e il problema di chi dovrà pagare la "crisi"

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EUROPA, EUROPA. AL LUPO, AL LUPO. LA CRISI ECONOMICA, L'ITALIA, IL DESTINO DELLA REPUBBLICA E DELLA DEMOCRAZIA


05 NOVEMBRE 2011 - Dicono tutti che sia un momento drammatico per il nostro Paese, che il debito pubblico e lo spread stiano affondando l'Italia, come già è stata affondata la Grecia, dalla quale - ma le stesse cose abbiamo visto lo scorso 15 ottobre a Roma - ci sono giunte immagini di guerriglia urbana, come proiettate da altri decenni (i nostri anni '70), e alla quale però è stato impedito di decidere tramite un referendum popolare il destino dei suoi cittadini. Abbiamo sperato per un momento che dalla patria della democrazia potesse giungere un'altra volta - dopo l'apoteosi delle guerre contro i Persiani - un nuovo sussulto di dignità umana. Ma il premier greco ci ha subito disillusi: non un nuovo Leonida, non un nuovo Temistocle.

Ora, peggio, ci sta assalendo il dubbio che lo stesso destino toccato alla Grecia stia per abbattersi sull'Italia: e cioè che un governo tecnico possa prendere il posto del governo Berlusconi incaricandosi di assumere le decisioni radicali invocate dall'Unione Europea per il nostro Paese. Che fine farà la sovranità popolare? Dobbiamo abituarci a essere schiavi dell'Europa? Ha ragione chi sostiene che, se il Governo cade, bisogna andare ad elezioni: il popolo dovrà nuovamente esprimersi sulla maggioranza, ben sapendo che alcuni esponenti politici caldeggiano per uscire dalla crisi soluzioni che francamente ci farebbero rimpiangere lo stesso governo Berlusconi. Meglio il suo immobilismo ad azioni che facendo finta di rincorrere l'equità sociale bastonino nuovamente le classi più deboli. Che è poi sostanzialmente quello che accadrebbe se si seguissero i diktat dell'Europa.

Che c'entra, vorremmo sapere, l'indicazione relativa alla possibilità di interrompere più allegramente di quanto possa accadere oggi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sottoscritti dalle aziende, prevedendo nuove forme di licenziamento? Dicono che serva a far ripartire l'economia. Non vediamo come. Serve solo a creare nuova precarietà, a impedire per il futuro alcuna sicurezza per i più giovani. L'altro provvedimento caldeggiato, quello relativo all'innalzamento dell'età pensionabile grida anch'esso vendetta. Come può essere paragonato all'introduzione della "patrimoniale"?! Il fatto che non esista una "patrimoniale" è oggi uno dei tanti scandali italiani. Le tasse, afferma la Costituzione, sono progressive, ma attualmente in Italia stentiamo a verificare la progressività delle tasse applicate ai grandi patrimoni. Per questi ultimi le tasse sono praticamente nulle. Si può allora chiedere, in cambio di un'imposta che è giusta in assoluto, l'ingiustizia di legare per ulteriori anni al proprio impiego un lavoratore che abbia pagato per intero i suoi 35 anni di contributi? Il peggio è che la riforma delle pensioni si farà davvero, mentre l'introduzione della patrimoniale rimarrà un'utopia.

Se ciò che ci attende sono quei provvedimenti, preferiamo l'immobilismo del governo Berlusconi, il quale, conscio dell'impopolarità delle decisioni invocate dai burocrati europei, non è potuto che implodere nella sua stessa inevitabile (politicamente parlando) inattività. Sono tante le decisioni che potrebbero essere prese, ma non certo quelle che abbiamo qui contestato. E poi perché la tanto sollecita BCE non ha fatto riferimento tra le sue indicazioni a quelli che sono i veri problemi dello Stato italiano, evasione e corruzione?! C'è chi si è approfittato più di altri della nostra Repubblica. Non tutti abbiamo le stesse colpe per la crisi che oggi ci flagella. I responsabili della cattiva gestione della "cosa pubblica" sono coloro che hanno detenuto il potere, non certo i lavoratori. Non vogliamo più essere presi in giro. Esigiamo che nessuno si arroghi il diritto di decidere sulla nostra testa per accontentare i desideri delle caste economico-finanziarie che governano l'Europa, che adesso vogliono direttamente, come sta accadendo in Grecia, governare i popoli sotto il ricatto della scure economica, alleandosi per questo con la Confindustria. Andiamo pure al fallimento, celebriamo la nostra palingesi, dimostriamo che essi non ci fanno paura e che siamo capaci di ripartire senza i "loro" soldi. Vogliono ripagato il debito? Sappiamo chi si è appropriato di quei soldi, evadendo le tasse e approfittando di leggi varate ad hoc ed eufemisticamente definite ad personam, delle quali però si sono approfittati in molti e delle quali continueranno ad approfittarsi in tanto nonostante quella persona sia stata ormai abbandonata e "tradita" da chi finora si è servito di lui. Berlusconi è stato e rimane un parafulmine per tutto, e diciamo ciò fuor dall'equivoco di nutrire la benché minima stima nei suoi confronti, ma abbastanza oggettivi da osservare come egli sia stato solo il tramite del "berlusconismo" della classe imprenditoriale italiana.

C'è qualcuno in televisione che a domanda precvisa dice di non sapere cosa sia o cosa sia stato il "berlusconismo". Noi lo sappiamo. Chiediamo quindi a chi si è giovato di leggi assolutamente ingiuste (vedi quella sullo "scudo fiscale") di restituire quella parte, quel poco di denaro distolto dalle casse pubbliche che basti a ripagare i debiti del Paese. Noi non siamo ingordi, ma di certo non possiamo a cuor leggero abdichare alla nostra sovranità né accettare che a pagare il debito siano sempre i soliti soliti. Elezioni, qualunque sia il volere della cosiddetta Europa (termine che ormai non significa più l'unità geografica di un territorio composto da nazioni rette ognuna democraticamente, ma organi di governo composti da un manipolo di tristi burocrati al servizio di una celata lobby di padroni).

E' allora con vera soddisfazione che proponiamo come Autore del mese, nel centenario della sua morte, Arthur Rimbaud, poeta maledetto, divino adolescente, fiero avversario dell'Europa. (S.D.)










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