www.bibliotecaventiquattromaggio.it

BIBLIOTECA VENTIQUATTO MAGGIO

Cerca

Vai ai contenuti

Apertura - Le scale della politica

IN PRIMO PIANO

SALIRE O SCENDERE IN POLITICA?! SECONDO NOI, MEGLIO ASTENERSI...

23 GENNAIO 2013 - Qualche settimana fa, per qualche giorno si sono rincorse le battute intorno alla scelta di Monti di "salire in politica". Anni addietro, lo sappiamo, fu Silvio Berlusconi a compiere quella scelta, ma lui utilizzò una terminologia diversa: invece che il verbo "salire", utilizzò il verbo "scendere" (scendere in politica). Il dilemma è grave: in politica "si sale" o "si scende"?! Impegnarsi ad amministrare la cosa-pubblica è un volersi-doversi elevare (Monti) o piuttosto un discendere dall'alto (Berlusconi)?! Queste domande toccano oggi i candidati alle prossime elezioni. (Mah!) (Boh!) Che come sempre sono tanti e tutti più o meno pronti. Se avessimo potuto dire la nostra, saremmo stati piuttosto per consigliare a tutti loro una pacifica astensione: né salire, né scendere, ma, piuttosto, tutti pacifici a casina propria e, al limite, se proprio non se fosse potuto fare a meno, lì sì salire e scendere dalle scale della propria abitazione a piacimento...!

Troppe volte abbiamo assistito, anche partecipando sostenendo posizioni il più delle volte di minoranza, a discorsi oziosi, agli interventi di chi ci ha ripetuto che decidere di impegnarsi in politica corrisponde alla volontà di impegnarsi in prima persona per "cambiare le cose", perché ciò sarebbe impossibile se nessuno si interessasse alla cosa pubblica o se essa fosse lasciata solo all'interesse degli altri (i "peggiori"?). Per quanto ci riguarda, abbiamo conosciuto più politici che, facendo politica, hanno cambiato le proprie condizioni economiche e il proprio patrimonio di quanti invece abbiano aiutato "gli altri", il prossimo, il piccolo Comune o il Paese-nazione, influendo positivamente sulle condizioni economiche, esistenziali, lavorative - e chi più ne ha più ne metta! - dei cittadini onesti. Gli "intrallazzatori" sono sempre in prima fila e ci appaiono i soli che dalla politica riescano ad ottenere qualcosa. Ma è politica?! Come fatta in Italia, la politica è, in un primo momento, un enorme teatrone che serve solo a mistificare la realtà delle cose agli occhi degli elettori, e poi, in seconda battuta, un continuo rimestare, da parte degli eletti, nel torbido degli affari. Conclusione: la politica è un carrozzone a rimorchio dei cittadini che lavorano e una zavorra per lo sviluppo dei processi sociali, che derivano da altro e non certo, questo è pressoché sicuro, dal dibattito elettorale o parlamentare. Ma in questo modo il destino e la sorte dei singoli è in balia dell'eterogenesi dei fini. Coloro i quali sopravvivono nella parte sana del Paese riescono ad autoregolarsi in base all'esperienza e al buon senso, con quella sana pratica della filosofia del quotidiano che diventa per ogni individuo legge non scritta. La Storia segue altrove il proprio corso, mentre partiti e politici rimangono spettatori interessati unicamente a divergere lo sguardo. Ne deriva come conseguenza l'immobilità economica e sociale del nostro Paese, dilaniato dalle faide fra opposti schieramenti politici che non hanno altro interesse che difendere le posizioni da essi direttamente rappresentati. I partiti difendono interessi primari, mai secondari, interessi immediati e mai di mediazione.

Quante chiacchiere e quanti "bisogna" abbiamo sentito ripetere e sentiamo ripetere anche in quest'ultima campagna elettorale! E, francamente, non capiamo perché la nostra società debba avere ancora bisogno di eletti, di rappresentanti ai quali i cittadini deleghino fiducia e potere. Né capiamo come questi - fiducia e potere - si possano affidare proprio a coloro che si candidano, e cioé a coloro che - "salire" o "scendere" che sia il movimento che compiono - si offrono per essere eletti, e cioé, in definitiva, per divenire "gli eletti", "la casta". E lo sanno! Può mai essere una bagarre elettorale come quella regolata dal porcellum a garantire che siano i migliori e i più degni a giungere infine al governo?! Candidato significa "colui che indossa una veste candida, senza macchie"... Nella nostra immensa ingenuità, non riusciamo a concepire che possa esistere qualcuno che, candido davvero, possa voler macchiare il proprio candore andandosi a contaminare, "candidandosi", con il lerciume del Potere. Aborriamo il Potere, tutto quanto il Potere: quello esercitato su noi stessi dagli altri e quello esercitato eventualmente da noi sugli altri. E, di contro, l'esercizio della politica come arte della mediazione ci sembra una pratica pressoché impossibile, e per questo destinata sempre al fallimento, a risolversi comunque in un impegno di parte e, in definitiva, in intollerabile applicazione del Potere stesso.

Astenersi, non candidarsi, non è desistere, è rifiutare le "regole del gioco", di un gioco che si rivela, almeno in Italia, fallimentare. Nel nostro Paese la democrazia è solo uno sfascio mediocratico (la mediocrità al potere). Vediamo sotto i nostri occhi concretizzarsi un progressivo sfacelo, il degrado che avanza come fosse una legge fisica. E' l'inevitabilità dell'entropia: è la condanna subita dalla materia laddove si dimostrano in pochi (e non certo coloro che si candidano) ad avere la voglia, l'intenzione, la dignità di porre un freno alla dissoluzione con l'impegno e con la fatica del vero lavoro, che è dono. Più che a rendere più facili i processi, il più delle volte la politica si impegna a rendere tutto più complicato. Disutilmente. E magari solo per garantire l'esistenza - auto-referenziale - di se stessa, della classe sociale e del "sistema" di cui è specifica emanazione. (S.D.)











HOME PAGE | IN PRIMO PIANO | IN VETRINA | CATALOGO | SERVIZI | ATTIVITA' | INFO | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu
script type="text/javascript"> var _gaq = _gaq || []; _gaq.push(['_setAccount', 'UA-19536673-1']); _gaq.push(['_trackPageview']); (function() { var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true; ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s); })();