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Apertura - Roberto Saviano, "Onore"

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SAVIANO E LA PAROLA "ONORE", UN TERMINE DA RISCOPRIRE

05 DICEMBRE 2010 - Questo mese dedichiamo l'Apertura a Roberto Saviano. Il suo è uno sforzo enorme. La scrittura e la letteratura contro la mafia. Solo per questo merita rispetto e attenzione.
Ma benché Saviano sia reduce dal successo di "Vieni via con me" - il programma televisivo del quale ci siamo già ampiamente occupati [...] - vorremmo riportare l'attenzione sul Saviano scrittore. Crediamo che tutto sommato ci piaccia di più in questa veste. Se i suoi interventi sono sulla carta stampata, suscitano meno polemiche mediatiche. Diviene allora più facile confrontarci e ragionare.
Riprendiamo e riproponiamo alcune frasi scritte da Saviano in un intervento pubblicato qualche mese fa sulla rivista "Nuovi Argomenti". Anche in questo caso, come sua consuetudine, Saviano denuncia le stortore contro le quali si batte dai tempi di Gomorra (2006) provando a costruire in maniera articolata il suo discorso. Però ripete a volte qualche stereotipo, utilizza anche informazioni di seconda mano, elabora tesi non sempre convincenti. Può starci, perché svolgendo un ruolo di divulgatore, Saviano cerca di impressionare utilizzando immagini e simboli. Ci riesce più o meno bene a seconda delle occasioni. Ciò che conta, però, alla fine è il Pensiero.
Nell'intervento citato il ragionamento che Saviano dedica al concetto di "onore" sulle prime può lasciare perplessi. Lo scrittore campano dice che la mafia ha "sequestrato" l'utilizzo di quella parola. Credo che questa sia una forzatura. Infatti, se è vero che nessuno utilizza più quella parola, forse ciò è dovuto a una svalutazione subita da essa in seguito a un cattivo uso di ordine sessual-maschilistico-matrimoniale che per lungo tempo ne ha caratterizzata la storia al Sud.
Personalmente quella parola mi ricorda il titolo di un film di
Lina Wertmuller, Mimì Metallurgico ferito nell'onore. Anno 1972. Una pellicola nel quale il concetto di "onore" era oggetto di ampia parodia. Forse il tabù - il fatto che non utilizziamo più la parola "onore" - non dipende tanto dalla mafia, ma dall'evoluzione del costume e della mentalità. Un'evoluzione positiva. Prima esisteva il "delitto d'onore", riconosciuto anche dal codice penale, oggi non esiste più, e ormai da tempo. Il '68 e l'emancipazione femminile hanno fatto tabula rasa di una mentalità e di un cascame terminologico di origini medievali.
Detto questo tuttavia, e torniamo così al nostro ragionamento iniziale, ciò che ci piace qui è la possibilità di poterci confrontare pacatamente con Saviano, cercando con lui - mossi dalle sue parole, dai suoi spunti, e fuori da ogni polemica, lontani dalla televisione - una strada comune, nell'interesse che certamente riconosciamo come reciproco: far emergere la verità, agire per una società migliore.
Dissentire da Saviano sulla legittimità della sua argomentazione, non significa porsi contro la bontà complessiva della sui intenzioni. "Onore" è una parola che anche secondo noi va riscoperta. Va utilizzata per giudicare la "degnità" delle persone, dei loro comportamenti, dei loro discorsi. Essa implica il sentimento della responsabilità individuale rispetto alle azioni, e la capacità critica e autocritica di ognuno, e la forza di ogni individuo di essere in se stesso portatore di verità, giustizia, uguaglianza e democrazia. Riprendiamoci perciò l'onore. Chiamiamoci fuori da ogni gioco sporco. Non mistifichiamo la natura dei fatti. Non alteriamo i nostri giudizi. Evitiamo i compromessi.
Quanti sono i mafiosi quotidiani con i quali abbiamo avuto a che fare nella nostra vita? Non i mafiosi con il crisma ufficiale e la foto segnaletica, ma quelle persone come noi che magari abusano quotidianamente, costituendo consorterie, della loro posizione e dei loro poteri. E poniamoci anche la domanda se qualche volta abbiamo partecipato anche noi a imprese di consorteria.
Riscoprire il nostro "onore" significa comportarci con dignità a prescindere da ogni condizionamento. Significa opporci, anche silenziosamente e resistendo alla "macchina del fango", se ne siamo investiti. Infangare è l'operazione che tutti i corrotti compiono contro chi è diverso da loro.
Proprio Saviano a poche ore dal debutto di
Vieni via con me scriveva su "La Repubblica": "Se ti poni contro certi poteri questi risponderanno sempre con un’unica strategia: delegittimare" il rivale agli occhi dell’opinione pubblica. Una "disinformazione che è più sottile della semplice calunnia. La disinformazione invece punta a distruggere le vittime nel campo degli amici, seminando quei dubbi e quei sospetti che proprio gli amici debbono temere" (Roberto Saviano, "La Repubblica", 8 novembre 2010).
Riscopriamo quindi l'onore per farci forza del sentimento di noi stessi, della nostra dignità, contro tutto e contro tutti. Ciò può servire a migliorare il contesto della vita pubblica nel quale viviamo e ci farà certamente stare meglio con noi stessi. (S.D.)








"Onore è una parola con cui io, figlio del Sud, sono cresciuto. L'ho sentita ripetere da bambino e da adulto, nei processi e nelle strade, da amici e da nemici. E l'ho usata anch'io.
Eppure ho visto che molte persone, persone oneste, persone che stimo, hanno difficoltà a usarla. La sentono come una parola che hanno monopolizzato le cosche, facendola diventare sinonimo del loro codice mafioso. [...] Ma io voglio riscattare la parola onore, voglio restituirle il suo significato originario, sequestrato dalle mafie.
L'onore, quello vero, è quello che ti fa andare avanti a prescindere dalle conseguenza, solo in virtù di un fortissimo senso di giustizia. L'onore è qualcosa che va al di là della tua reputazione, che va al di là del fatto che esiste un codice della tua terra. No, l'onore è qualcosa che esiste indipendentemente da cosa sei costretto a fare, da cosa ti dicono.
Onore è il sentire violata la propria dignità umana dinanzi a un'ingiustizia grave, è il seguire dei comportamenti indipendentemente dai vantaggi e dagli svantaggi, è agire per difendere ciò che merita di essere difeso".

(Roberto Saviano, da
Premessa - Onore, in AA.VV., Nuovi Argomenti, n° 49, gennaio-marzo 2010, Tabù. Il gioco delle parole proibite, Mondadori, Milano, 2010, pp. 29-31).


 

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Nuovi Argomenti
- n° 49
Tabù. Il gioco delle parole proibite
(Mondadori, gennaio-marzo 2010)

 

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