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Apertura - "Siamo in troppi a farmi schifo"

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LA FABBRICA DEL CAPITALISMO DISTRUGGE PER PRIMA COSA LA VERITA'

11 MARZO 2012 - Giovedì scorso è scomparso a Roma, all'età di 84 anni, il poeta Elio Pagliarani. Ci tornava in mente in questi giorni quel suo epico verso contenuto ne La ragazza Carla, formato da sei parole, così diretto, inequivocabile e vero: "siamo in troppi a farmi schifo". Ritorna in mente perché in questi giorni un ministro colpevole di aver pronunciato in un fuori onda un'altrettanto inequivocabile frase ("la politica fa schifo") ha dovuto rimangiarsela, chiedendo scusa. Per fortuna esistono i poeti, quelli veri, che hanno preso di petto se stessi e la realtà, colta in versi come quelli di Pagliarani: "siamo in troppi a farmi schifo"! E' una frase poco-poetica, così come amava l'autore, e che ci dice da dove cominciare: dalla critica di noi stessi, magari combattendo la paura che ci incutono il mondo e la società, che ci spingono a diventare servi di un Sistema le cui regole ci portano inevitabilmente alla catastrofe della verità.
Il povero ministro, che aveva detto la verità, ha dovuto rimangiarsela. Non ha avuto il coraggio di ribadire il suo pensiero e di specificare, a quei parlamentari che si sono risentiti, che in Italia
la politica non è una pratica che esalta la vita sociale e civile ma un Potere che inquina e che i politici si approfittano del popolo chiamandolo a votare con leggi elettorali costruite ad hoc e immutate di legislatura in legislatura solo per conservare se stessi. Tutto ciò mentre la povera gente - che ne sia consapevole o meno - affonda nella sofferenza quotidiana di una proletarizzazione generalizzata. Non ci interessa però qui la questione dei ricchi e dei poveri. Crediamo piuttosto che se una battaglia debba essere combattuta, essa debba muovere da un'interrogazione radicale, quella relativa alla questione dell'io e del noi. Come ha scritto Pagliarani: "siamo in troppi a farmi schifo".
Il problema del Potere non si risolve combattendo sul terreno politico, non si risolve la sua questione facendo leva sulla politica, di Destra o di Sinistra che sia. Divengono patetici quei richiami alla giustizia e all'uguaglianza che non tengono conto dell'antropologia umana così come si è storicizzata sul piano della vita reale. Il Potere presidia ogni luogo, a partire dalla nostra psiche. Ed è proprio da lì che bisogna quindi ripartire, emancipandosi dalla logica del Potere e aprendo la gabbia che rinchiude il desiderio e rende innocuo il proletariato. Non ambire al Potere, non averne paura, boicottarlo sotto tutte le sue forme sono le mosse per liberarsene. La società è fatta a strati: c'è la possibilità di viverci dentro senza corrompersi e doversi schifare di se stessi. La prima mossa, come hanno insegnato Deleuze e Guattari, è liberarsi dall'Edipo. L'anti-Edipo, il loro manifesto filosofico, quest'anno compie quarant'anni. Vorremmo che fosse riletto ancora una volta, e fuori da ogni possibile ironia riguardo alla teoria della "schizo". L'idea è seria e va interpretata per quello che è: forse l'unica possibilità di fuggire al capitalismo perché nata dal singolo fuori da ogni precostituita - e già perdente in partenza - categorizzazione proposta ("fabbricata") dall'Edipo. (S.D.)










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