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Apertura - Stato, non-Stato e contro-Stato in Italia

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IL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO E I GIOCHI D'ARTIFICIO DELLO STATO ITALIANO

28 DICEMBRE 2013 - Ci sono almeno due momenti, nel corso dell'anno, in cui ogni individuo è chiamato (se vuole) a guardare se stesso negli occhi e a compiere un bilancio del proprio cammino: il compleanno e il giorno di San Silvestro... Lo stesso dovrebbe accadere a livello pubblico, da parte di istituzioni e politici. Non a caso fra qualche giorno il Presidente della Repubblica pronuncerà a reti unificate il suo Messaggio di fine anno. Giorgio Napolitano rappresenta la più alta carica dello Stato. E' un uomo e in quanto tale soggetto a debolezze e precarietà umane. Eppure è chiamato a parlare in nome dello Stato. Come si dice in questi casi...? Un onore ma anche un onere! Quando diciamo Stato, dovremmo essere immediatamente colti da senso di rispetto e di reverenza da un lato, ma anche di certezza e sicurezza dall'altro. Purtroppo lo Stato italiano non sembra suscitare nessuna di quelle emozioni, anzi potremmo dire che il discredito nei suoi riguardi in questo momento è massimo. Questo esito si è prodotto a causa dello Stato medesimo - confuso nei suoi organi e nei suoi poteri, ma soprattutto progioniero dei suoi compromessi. Tante volte ci è parso di essere giunti sul punto di poter celebrare la resa dei conti fra lo Stato di cui stiamo dicendo - lo Stato italiano - e il popolo sovrano, ma tante volte ci siamo dovuti arrendere, come cittadini, di fronte all'impossibilità di ottenere ragione, soprattutto a causa della stessa compromissione dei cittadini italiani nel malcostume e nelle degenerazioni sviluppatesi nel nostro Paese proprio all'ombra dello Stato. Non esiste Stato "ideale". Purtroppo ogni potere costituito ha dentro di sé il proprio cancro: il Potere stesso, che non è mai principio astratto ma sempre principio incarnato, e perciò equo e giusto nei confronti dei propri cittadini solo in astratto e invece nel concreto dominato dall'arbitrio. Tanto peggio quando l'arbitrio diventa strategia e strumento del Potere: lo Stato finisce per perdere la propria funzione e - corroso dai suoi "nemici" - si presta ad essere facilmente assalito dal contro-potere rappresentato dalle varie forze che sono protagoniste della società. Il Capitale, l'economico-puro, le riassume tutte, ma in sostanza si tratta di una miriade di micro-poteri che annullano, in nome del particolare, i principi dello Stato-sociale (quello Stato che è del/per tutti i cittadini indistintamente e non per lobbies o privilegiati: e cioè uno Stato in cui viga democrazia sia "in entrata" sia "in uscita". Ciò tra l'altro, significherebbe: vincolo di mandato elettorale; indisponibilità, salvaguardia e valorizzazione dei "beni comuni"; meritocrazia e no clienterismo; lavoro e no assistenzialismo; proporzionalità delle retribuzioni; gratuita dei servizi per i bisognosi; libero mercato e no aiuti di Stato; tracciabilità delle entrate fiscali; assoluta trasparenza sugli atti amministrativi; garantismo ma sicurezza del giudizio e certezza della pena). Poiché non possiamo affermare che le cose vadano così come vorremmo che andassero, difficile dire di "quale" Stato sia Presidente oggi Giorgio Napolitano. Se, come stiamo sostenendo, il capitalismo si è appropriato della politica, è facile comprendere come sia potuto diventare possibile trasformare lo Stato italiano in un liquidatore di se stesso, alla mercé dei propri creditori, e capeggiato da governi del tutto illegittimi da un punto di vista elettorale. Uno Stato, quello italiano, che ha le proprie leggi stabilite da un Parlamento abusivo; con i suoi poteri spesso in conflitto; violentato negli articoli della sua stessa Costituzione un giorno sì e l'altro pure; uno Stato dominato dal principio clientelare, dalle mazzette e dalle raccomandazioni e nel quale la meritocrazia e i principi di efficacia, efficienza, economicità e appropriatezza non hanno asilo. Probabilmente ciò accade perché i cittadini italiani onesti e responsabili, dotati di capacità critica e autocritica, di senso del limite e del giusto civismo, non sono la maggioranza. Non dubitiamo che esistano cittadini onesti e responsabili in Italia, ma non possiamo che disperarci per la loro sorte. Siamo il Paese che ha dato i natali a Machiavelli e a Guicciardini; non abbiamo riconosciuto le legittime ragioni della riforma protestante; abbiamo raggiunto l'unità della nazione attraverso l'annessione del Sud della penisola da parte del Nord. Sono aspetti culturali conosciuti e stradiscussi e costituiscono indubbiamente delle tare. Altre ne abbiamo aggiunte di recente. Ci viene da sorridere, ad esempio, quando da più parti si afferma la fine politica di Berlusconi: e ci viene di farlo, soprattutto quando vediamo i politici parlare al pubblico da dentro le sue reti televisive (non è un poò come se essi vivessero "dentro" Berlusconi?! e come fa quest'ultimo a non esistere, se contiene tutti i discorsi?! se rappresenta nel nostro Paese la quintessenza del neocapitalismo, divenuto canale, messaggio e contenuto di ogni discorso politico possibile?!).
Ogni nuovo anno costituisce un'occasione buona per ripartire. Abbiamo celebrato senza alcun profitto il 150° anniversario dell'unità d'Italia. Ci apprestiamo ad ospitare nel 2015 a Milano - in che condizioni? con quali prospettiva? - l'Esposizione Universale. Per quanto ancora riusciremo ad evitare di essere una nazione?! Bisogna passarsi la mano sulla coscienza, recitare il mea-culpa, escludere dalla vita politica e dal discorso politico uomini e argomenti che hanno invaso abusivamente il campo, ostruendo ogni possibilità di realizzazione concreta degli interessi dello Stato e quindi dei cittadini. Non sappiamo cosa dirà Napolitano nel suo messaggio di fine anno. Sappiamo cosa vorremmo che dicesse ma supponiamo anche che, in quanto capo dello Stato di cui abbiamo sopra detto, non lo farà. (S.D.)










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