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Autore del mese - Gennaio 2013

IN VETRINA

PAOLO VILLAGGIO


«Voterò per Beppe Grillo perché è l'unico che rappresenta un cambiamento vero per una classe politica che pensa solo al presente: tutti i politici pensano solo a “sputtanare” Grillo dicendo "è un comico", ma perché non è comico forse anche Berlusconi?»

Paolo Villaggio


21 GENNAIO 2013 - I confini della letteratura sono mobili. Nessuno dovrebbe quindi scandalizzarsi se riteniamo giusto e obbligatorio dedicare in quest'occasione la nostra rubrica "L'autore del mese" a
Paolo Villaggio, attore fresco ottantenne, nostro impagabile mecenate di risate, ma anche scrittore pluri-premiato e apprezzato in Italia e all'estero. Un tributo, quindi, più che meritato.

Già cabarettista e attore televisivo e cinematografico di discreto successo, nel 1971 Paolo Villaggio si impone come scrittore. Proprio in quell'anno, infatti, i suoi racconti brevi incentrati sulla figura del ragionier Ugo Fantozzi, pubblicati su "L'Europeo", vengono pubblicati in volume dalla casa editrice Rizzoli. Il volume si intitola, neanche a dirlo, Fantozzi e diventa subito un best seller, tanto che la Rizzoli spingerà Villaggio a scrivere altri libri sul ragioniere. Il personaggio riscuote un successo così enorme da arrivare fino in Unione Sovietica, dove Villaggio vince il premio Gogol come migliore scrittore. E nel 2011, per i 150 anni dell'Unità d'Italia, il libro è stato scelto dal comitato scientifico del Centro per il libro e la lettura tra i 150 libri che hanno segnato la storia del nostro Paese.
Il personaggio di Fantozzi, ripreso dalla precedente esperienza lavorativa di Villaggio presso la Cosider e la Italsider, è chiaramente autobiografico, una maschera tragicomica, un uomo privo di abilità, un mediocre, che riesce a farci ridere con le piccole-grandi tragedie della sua vita. L'apoteosi del personaggio viene raggiunta nel 1975, quando Villaggio e Salce traspongono il testo letterario nel film omonimo. Tratta in realtà dai libri
Fantozzi (1971) e Il secondo tragico libro di Fantozzi (1974), la pelliccola avrà un successo clamoroso e porterà a una lunga serie di nuovi episodi, in una delle saghe cinematografiche più lunghe del cinema italiano comico composta da altre 9 pellicole (Il secondo tragico Fantozzi, 1976; Fantozzi contro tutti, 1980; Fantozzi subisce ancora, 1983; Super Fantozzi, 1986; Fantozzi va in pensione, 1988; Fantozzi alla riscossa, 1990; Fantozzi in Paradiso, 1993; Fantozzi - Il ritorno, 1996; Fantozzi 2000 - La clonazione, 1999).
Inevitabile, a quel punto, che il nome del comico si legasse indissolubilmente alla figura del suo personaggio più famoso. Ma sarebbe oggi del tutto ingeneroso, in occasione del compimento dell'ottantesimo compleanno dell'attore genovese, festeggiarlo dimenticandosi della sua bravura a trecentosessantagradi.

Nato a Genova nel 1932, da Ettore (1905–1992), geometra palermitano, e Maria (1905–1998), insegnante di lingua tedesca, Villaggio studia nel capoluogo genovese presso il liceo Doria. Prima di affermarsi come scrittore, attore, autore di testi di canzoni, lavora come impiegato presso l’Italsider. La sua carriera artistica inizia a metà degli anni '50. All'inizio degli anni '60 scrive i testi delle canzoni Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, entrambe incise da Fabrizio De André. Poi, dopo una serie di lavori di ogni tipo, tra cui le celebri crociere con lo stesso De André, dove si esibiva pure un giovane Silvio Berlusconi, viene notato durante uno spettacolo da Maurizio Costanzo che lo convince a trasferirsi a Roma per fare cabaret. Seguono le trasmissioni tv e il sodalizio con altri comici, come Cochi e Renato. Il 4 febbraio 1968, Villaggio esordisce sul piccolo schermo, conducendo il programma d'intrattenimento "Quelli della domenica", dove ha modo di far conoscere, da una parte, un tipo di comicità strettamente "fisica", come nel caso dell'aggressivo e sadico Professor Kranz, e dall'altra il suo primo personaggio umiliato e sottomesso, Giandomenico Fracchia, caratterizzato da una voce sfiatata e da una mimica "gommosa". Sempre alla fine degli anni '60 Villaggio debutta al cinema, in diverse commedie. Nel 1970 interpreta un ruolo di rilievo, quello del soldato alemanno Torz, nel celebre Brancaleone alle crociate di Mario Monicelli. Negli anni immediatamente successivi i suoi personaggi, che lo avevano seguito dalla pagina scritta alle performance caberettistiche in teatro e in tv, arrivano anche al cinema. Nel 1975 Villaggio recita nel primo film dedicato a Fantozzi, che inizalmente avrebbe dovuto essere interpretato da Ugo Tognazzi. In quello stesso anno riprende in televisione il presonaggio di Fracchia, in una serie di 4 episodi, con Gianni Agus, Ombretta Colli e Gigi Reder, riscuotendo successo in tutta Italia. Anche Fracchia avrà la sua consacrazione cinematografica: nel 1981, infatti viene distribuito il film Fracchia la belva umana (per la regia di Neri Parenti, con Lino Banfi, Gigi Reder e Gianni Agus) che si rivelerà un successo e diventerà un cult movie. Il personaggio tornerà nel 1985 nel film Fracchia contro Dracula (con Edmund Purdom e Gigi Reder) una parodia dei film horror in stile slapstick, considerata anch'essa un cult dagli appassionati.
In quegli anni al cinema, vengono affidati a Villaggio personaggi per lo più simili a Fantozzi e a Fracchia. Sarà solo grazie a un maestro come Fellini che Villaggio recupererà una dimensione diversa, slegata dai suoi leggendari alter ego. Il film
La voce della luna (1990), diretto dal maestro di Rimini, farà guadagnare al comico genovese un David di Donatello. Altre incursioni nel cinema d’autore: Io speriamo che me la cavo (1992) di Lina Wertmuller, tratto dal bestseller omonimo di Marcello D'Orta; Il segreto del bosco vecchio (1993) di Ermanno Olmi, tratto dal libro di Dino Buzzati; Cari fottutissimi amici (1994) di Mario Monicelli; Palla di neve (1995) di Maurizio Nichetti; Denti (2000) di Gabriele Salvatores, tratto da un romanzo di Domenico Starnone; e infine il cameo in Questione di cuore (2009) di Francesca Archibugi.

In virtù della sua attività letteraria, cinematografica e televisiva, Paolo Villaggio è inequivocabilmente una delle figure di maggior spicco della comicità italiana del '900. Leone d'Oro alla carriera nel 1992, egli racchiude il meglio della creatività umoristica italiana fra gli anni '70 e '80, unico riferimento di quel cinema comico che, pur avendo avuto altri protagonisti del calibro di Lino Banfi, Massimo Boldi e Renato Pozzetto, sembra avere conservato solo in lui un tocco di autentico realismo. Le storie dei suoi personaggi ci hanno insegnato una comicità sì pessimista ma, a suo modo, dissacratoria. Si pensi ad una delle battute più celebri ne Il secondo tragico Fantozzi: "per me la Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca", definita "un disperato grido di ribellione di un impiegato costretto a vedere per l'ennesima volta il film di Ejzenstejn al cineforum aziendale e subito diventata la frase simbolo di chi si ribellava ai valori sclerotizzati imposti da una cultura ferma al passato" (Salce - Pergolari, doc., 2009).
A suo tempo iscritto a
Democrazia Proletaria, candidato alle elezioni del 1994 con la Lista Pannella, popolare e illuminante, Paolo Villaggio intrattiene da sempre gli ultimi, stando dalla loro parte.










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