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IL PRINCIPE DI MACHIAVELLI COMPIE 500 ANNI

10 DICEMBRE 2013 - Il 10 dicembre 1513 Niccolò Machiavelli scriveva a Francesco Vettori di avere «composto uno opuscolo De principatibus», l’opera passata alla storia con il titolo Il Principe, uno dei libri più influenti pubblicati nella letteratura occidentale. Saggio politico di grande attualità, che a distanza di cinque secoli fa ancora parlare di sé, l’opera di Machiavelli è un trattato su come raggiungere il potere assoluto e conservarlo. Il suo tema principale (anche se in realtà mai dichiarato) è che il fine – non importa quanto sia immorale – giustifica i mezzi. Ma egli non pronunciò mai la frase "il fine giustifica i mezzi", che spesso gli viene a torto riferita. E non avrebbe potuto enunciarla perché la parola "giustifica" evoca sempre un criterio morale, mentre Machiavelli non vuole "giustificare" nulla, vuole solo valutare se i mezzi utilizzati dal principe siano adatti a conseguire il suo fine politico, che è quello del mantenimento dello Stato, dimostrandosi in grado di affrontare con successo sia gli attacchi esterni sia le sollevazioni dei sudditi.
Nel corso della sua carriera al servizio della
Repubblica fiorentina, alla caduta di Girolamo Savonarola, Machiavelli svolse delicate missioni diplomatiche in Italia ma anche presso la corte di Francia (1504, 1510-11), la Santa Sede (1506) e la corte imperiale di Germania (1507-1508), e tenne le comunicazioni ufficiali fra gli organi di governo centrali e gli ambasciatori e funzionari dell'esercito impegnati presso le corti straniere o nel territorio fiorentino. Sono proprio le sue missioni diplomatiche a dargli l'opportunità di conoscere alcuni Prìncipi e di osservarne da vicino le differenze di governo e di indirizzo politico; in particolare, ha modo di conoscere Cesare Borgia e in questa occasione mostra interesse per l'astuzia politica e il pugno di ferro mostrati dal tiranno (il quale aveva da poco costituito un dominio personale incentrato su Urbino).
La gelida obiettività con cui Machiavelli conduce la sua descrizione fa de
Il Principe un vero e proprio trattato di scienza politica, il primo della stroria del pensiero politico occidentale. Per Machiavelli non esiste un unico tipo di principato e ad ognuno riserva un'ampia trattazione dei pregi e dei difetti. L'analisi del Potere condotta nel libro è tale da offrire argomenti e suggerimenti pratici sia ai tiranni che ai difensori della libertà, da qui il fascino duraturo esercitato da Il Principe attraverso i secoli. Alle accuse di illiberalità od autoritarismo che gli vengono mosse, si può dare una risposta leggendo il capitolo IX, "De Principatu Civili", ritratto di un principe nascente dal e col consenso del popolo, figura ben più solida del Principe nato dal consesso dei "grandi", cioè dei grandi proprietari feudali. Famosissimo invece questo passo del libro: “A uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e l’uomo.[...] Sendo adunque necessitato uno principe sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione, perché el lione non si difende da’ lacci, la golpe non si difende da’ lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci e lione a sbigottire e’ lupi; coloro chestanno semplicemente in sul lione, non se ne intendono” (N. Machiavelli, Il Principe, cap. XVIII).
Il testo può anche essere letto come una tesi disincantata sulla natura umana, avanzata da un uomo deluso che aveva capito i problemi del suo tempo nel campo storico-politico ma che era ormai un uomo isolato. Infatti Machiavelli scrisse
Il Principe mentre si trovava a dover scontare un anno di confino all’Albergaccio (luogo in cui molta gente credeva dimorasse il diavolo), nel territorio di Firenze, dopo aver perso il posto di segretario della seconda Cancelleria della Repubblica Fiorentina. Il rientro della famiglia Medici a Firenze e il ripristino del principato, fa si che Machiavelli venga emarginato per sempe dalla politica.
L’opera si diffuse rapidamente anche al di fuori della cerchia di amicizie e naturalmente si svilupparono simpatie e odi attorno alla figura di Machiavelli. Il nome e l’opera di Niccolò si diffusero, ben presto, fuori dai confini italiani. Ma la prima stampa de
Il Principe avvenne nel 1532 ad opera del Blado a Roma e dei Giunti a Firenze con l’approvazione di Clemente VII e del cardinale Ridolfi, dando a Machiavelli notevole notorietà. L’opera venne accolta con freddezza anche dall’amico Vettori. Nel 1559 venne messa all'indice dei Libri Proibiti. Il divieto non è mai stato revocato. Il motivo ufficiale per il divieto era che Machiavelli aveva violato un divieto papale di libri scritti in volgare anziché in latino, ma in realtà le autorità ecclesiastiche lo vedevano come un testo irriverente nei confronti dell'autorità. Ancora nel '900, il filosofo britannico Bertrand Russell ha respinto il lavoro canonico di Machiavelli come “un manuale per i gangster”. Di parere opposto il teorico politico Isaiah Berlin, il quale ha affermato che Machiavelli “ha portato gli uomini a prendere coscienza della necessità di fare scelte atroci tra alternative incompatibili, nella vita pubblica e privata”. Machiavelli infatti scrive che “è auspicabile essere amato e temuto, ma se non è possibile avere le due cose insieme, è molto più sicuro essere temuti che amati”.
Sempre attualissimo questo pensiero “Li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi: ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quel che tu se’; e quelli pochi non ardiscono opporsi alla opinione di molti.” e cioè il fermarsi all’apparenza della maggior parte delle persone, senza comprendere, senza vedere il vero io, senza capire.
Per celebrare il 500° anniversario di quest'opera eccezionale, a Roma è stata inaugurata la
mostra "Il Principe di Niccolò Machiavelli e il suo tempo" (1513-2013), presso il Complesso del Vittoriano. All'interno del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio e alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze si terrà la mostra “La via al Principe. Niccolò Machiavelli da Firenze a San Casciano”, organizzata dalla Biblioteca Nazionale Centrale, dal Polo Museale Fiorentino e dall’Archivio di Stato di Firenze, visibile fino al 22 febbraio 2014.










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