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BIBLIOTECA VENTIQUATTO MAGGIO

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Nuovi arrivi - Agosto 2013

IN VETRINA

VANNI CODELUPPI, “L'ERA DELLO SCHERMO" (FRANCO ANGELI, 2013)

La nostra epoca è caratterizzata dalla presenza di una grande quantità di schermi; basti pensare a quante volte ne fronteggiamo uno nel corso delle nostre giornate. Marshall McLuhan riteneva che lo schermo fosse in apparenza una sorta di specchio nel quale i singoli individui, e l'intera umanità, vedessero riflessa la loro immagine, ma in realtà rappresentasse anche un passaggio verso qualcosa. E dunque, verso cosa? Dove ci stanno portando i continui salti negli schermi contemporanei? Ad esempio, quando interagiamo con i personaggi dei videogiochi o quando dialoghiamo in Internet con degli avatar virtuali. Perché gli schermi, oggi, assumono molteplici forme e chiamano in causa tutti i media, dal cinema alla televisione a Internet. Un'esplorazione dei media in questa chiave, come viene proposta in questo libro, ci consente di cogliere le conseguenze che l'uso degli schermi produce sulla cultura contemporanea e sul modo di pensare degli individui.
Vanni Codeluppi è sociologo e insegna presso il Dipartimento di Comunicazione ed Economia dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Negli ultimi anni ha pubblicato anche La vetrinizzazione sociale (Torino, 2007), Il biocapitalismo (Torino, 2008), Tutti divi (Roma, 2009), Persuasi e felici? (Roma, 2010), Dalla produzione al consumo. Processi di cambiamento delle società contemporanee (2010), Il ritorno del medium. Teorie e strumenti della comunicazione (2011), Stanno uccidendo la tv (Torino, 2011), Ipermondo (Roma, 2012).


JEAN-MARIE FLOCH, “BRICOLAGE“ (FRANCO ANGELI, 2013)

Jean-Marie Floch (1947 – 2001) e’ stato fra i principali fondatori della semiotica visiva contemporanea e dell’analisi semiotico-testuale della comunicazione pubblicitaria. Il presente volume è una raccolta di testi, prevalentemente dedicati alla pubblicità, molti dei quali difficilmente reperibili, pubblicati in riviste poco note o non più ristampati. Nel corso del suo lavoro, Floch è riuscito a mettere in relazione ambiti di studio sostanzialmente eterogenei, sia dal punto di vista concettuale sia da quelli pratico e metodologico: da una parte la scienza della significazione, nella sua declinazione strutturale e generativa di ascendenza saussuriana e hjelmsleviana; dall’altra parte il marketing, le scienze sociali, l’analisi delle comunicazioni di massa, la sociologia dei consumi, l’antropologia culturale, la storia dell’arte, lo studio della visualità. Da qui, la definizione che è stata data di Floch come di un ”semiologo di frontiera”, proprio per l’ostinata volontà di mostrare come la semiotica sia capace di ricerca applicata, come essa possa rivendicare di essere un’originale chiave di lettura per fenomeni e oggetti diversi, analizzati – e compresi – dal medesimo punto di vista: quello dei sistemi e processi di significazione, della generazione del senso, della produzione di significati nuovi a partire da continue traduzioni e contrattazioni, tradimenti e dialoghi fra linguaggi, testi, discorsi e pratiche sociali.


BEPPE LOPEZ, “LA CASTA DEI GIORNALI“ (STAMPA ALTERNATIVA, 2007)

I costi stratosferici della politica tanto contestati e denunciati vanno di pari passo con quelli del finanziamento pubblico ai giornali: milioni e milioni di euro finiscono ogni anno, sotto forma di contributi diretti o indiretti, nelle casse dei grandi gruppi editoriali, organi di partiti, giornali e giornaletti, cooperative, agenzie, radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di finti “movimenti” e di cooperative fasulle, rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo, alimentando sottogoverno e clientele, e consentendo rendite illecite e privilegi mediatici a un esercito di “amici degli amici”. Lo scandalo che Beppe Lopez denuncia in questo suo libro è clamoroso non solo per la consistenza dell'esborso dalle casse dello Stato, ma anche sul piano etico e morale, perché, secondo la tesi dell'autore, è stato nascosto alla pubblica opinione dagli stessi giornali percettori di rendite inconfessabili e comunque "politicamente scorrette". Con questa inchiesta alla vecchia maniera si riempie il vuoto ripercorrendo la storia ultraventicinquennale, dalla primitiva legge 416 del 5/8/81 fino a oggi. Un dossier/pamphlet su un intricato caso di rapina delle risorse pubbliche e di distorsione del mercato e della vita democratica indispensabile per capire lo stato di mortificazione dell’informazione in Italia e la sua riduzione a “specchio del diavolo” della casta del Potere.


JOSEPH PULITZER, “SUL GIORNALISMO“ (BOLLATI BORINGHIERI, 2009)

"Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant'anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l'incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?" Joseph Pulitzer se lo chiedeva all'inizio del Novecento, quando per sua iniziativa nasceva la Scuola di giornalismo della Columbia University di New York. Era convinto che la risposta dipendesse in buona parte dalla qualità dell'informazione. A distanza di un secolo, nel momento in cui il consumo di notizie ha raggiunto ritmi prima inimmaginabili e rischia paradossalmente di rovesciarsi in disinformazione, la richiesta di qualità è ancora più decisiva per il bene pubblico. Perché "la nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme".
Joseph Pulitzer (1847-1911), ungherese naturalizzato americano, giunse negli Stati Uniti nel 1864. Dopo aver lavorato al «Westliche Post» di St Louis e aver fondato il «St Louis Post-Dispatch», nel 1883 acquistò un piccolo giornale di New York, il «World», promuovendo dalle sue colonne un giornalismo di inchiesta che diede vita a memorabili campagne di denuncia della corruzione politica e finanziaria. Il suo nome è legato al lascito di un fondo per il più ambito premio americano di giornalismo, letteratura e musica, il "Premio Pulitzer".


ORHAN PAMUK, “LE VOCI DI ISTANBUL“ (Datanews, 2007)

Questo agile libretto è composto in parte da scritti in parte da interviste realizzate dalla stampa svedese, spagnola e italiana a Orhan Pamuk all'indomani del conferimento del premio Nobel nel 2006. Il volume tocca vari temi: dal ruolo della donna ai diritti umani, dal genocidio degli armeni alle stragi dei curdi, dal terrorismo islamico all'incapacità dell'Occidente di comprendere l'umiliazione dei popoli dannati del Terzo Mondo. Lo scrittore dà vita alle voci, le luci, i colori, gli angoli, i conflitti di Istanbul, una metropoli cosmopolita ancorata alla tradizione e tentata dalla modernità. Ma ritrae anche una Turchia che si dibatte tra tolleranza e fondamentalismo, nazionalismo e spirito europeo, repressione e democrazia.
Popolarissimo in patria e all'estero, Pamuk è opggi considerato dal governo turco una voce "contro". Nel 1995 è stato processato per aver criticato la politica del governo turco nei confronti del popolo curdo. Nel 2005 è stato nuovamente processato per alcune dichiarazioni fatte a una rivista svizzera sul massacro turco degli armeni e dei curdi durante la Prima guerra mondiale. Le accuse sono state ritirate il 22 gennaio 2006 con la motivazione che il fatto non costituisce reato per il nuovo codice penale. Ma una significativa parte dell'opinione pubblica turca si è schierata contro Pamuk: un sottoprefetto di Isparta ha ordinato la distruzione dei suoi romanzi nelle librerie e nelle biblioteche.


MARCO ANSALDO, “CHI HA PERSO LA TURCHIA“ (EINAUDI, 2011)

La Turchia si presenta ai nostri occhi come un Paese vicino, ma ancora sconosciuto. Meta di turismo di massa, ma anche teatro di episodi di violenza minacciosi e inspiegabili. Possibile membro dell’Unione Europea, ma grande Paese islamico, fiero della sua identità. Patria del premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk, ma anche degli integralisti che uccidono giornalisti per zittirli. Marco Ansaldo, inviato di «Repubblica» e profondo conoscitore del Paese, racconta la sua Turchia, esplorando luoghi, seguendo personaggi, descrivendo il paesaggio a volte sorprendente di una terra affascinante e misteriosa. Paese dotato di un'economia in forte crescita e sempre piú importante e attivo sul piano internazionale, l'impressione è che esso si stia allontanando dal percorso che avrebbe dovuto portarlo all'integrazione nell'Unione Europea. Secondo Ansaldo, anzi, il fatto che l'Europa abbia perso la Turchia non è più un rischio, è una certezza. Ma è solo colpa delle istituzioni e dei governi europei? Non ci sono altrettante forze e spinte all'interno della nazione turca che cercano di allontanarsi dall'Occidente? Tentando di individuare i problemi e i responsabili, l'autore si spinge a fare i nomi di uno schieramento e dell'altro. Ne risulta un documentato tuffo nella storia, nella geografia e nella società di un Paese cruciale, che forse l'Europa non può permettersi di tenere fuori dalla porta.













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