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BIBLIOTECA VENTIQUATTO MAGGIO

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Nuovi arrivi - Febbraio 2011

IN VETRINA

GEORGES SIMENON, "IL RANCH DELLA GIUMENTA PERDUTA" (ADELPHI, 2010)

Sullo sfondo le montagne dell'Arizona, che sembrano "racchiudere il mondo da tutti i lati"; in primo piano un uomo a cavallo, che percorre la pista che conduce alla statale per Tucson: il "Grande Passaggio, attraverso il quale, ai tempi in cui non esistevano né treni né automobili, erano transitati uomini e mandrie, e buoi, cavalli e carri a migliaia". Il romanzo in questione è evidentemente un western. L'amicizia virile, la vendetta, il perdono; e le miniere, il deserto, i saloon e le case da gioco: gli elementi del "genere" ci sono tutti, e con questi Simenon ci offre una sua trascinante variazione sul tema.
Al centro della trama c'è lui, l'uomo a cavallo, John Evans detto
Curly John, il rispettato proprietario del ranch della Giumenta perduta. Ha sessantotto anni, ma nonostante l'età sta in sella ancora ritto come quando ne aveva venti, come quando lui e il suo amico Andy Spencer erano arrivati dal Connecticut in cerca di fortuna. C'è un punto della pista dove, ogni volta che ci passa, a Curly John sembra quasi di "provare il dolore di quel giorno": il giorno in cui, proprio lì, trentotto anni prima, ha ucciso Romero, il messicano che qualcuno aveva pagato per farlo fuori. Dopo, tutto è stato diverso: Andy, che Curly John sospetta di essere il mandante del tentato omicidio, è diventato per lui Valtro, "l'Innominabile". Ma il caso - una vendita all'asta in cui quasi a malincuore Curly John entra in possesso di un vecchio baule verde - cambierà le carte in tavola.

TONY HILLERMAN, "SKELETON MAN" (RIZZOLI, 2010)

Un giovane di una tribù hopi, nel New Mexico, si caccia in un guaio molto più grande di lui quando cerca di impegnare per pochi dollari un diamante e viene accusato di aver partecipato a una rapina a mano armata terminata con la morte del gioielliere. Il ragazzo sostiene di aver ricevuto la pietra preziosa da un vecchio eremita incontrato nel Grand Canyon. Il tenente Joe Leaphorn, ormai in pensione dalla Navajo Tribal Police, e il suo vecchio collega Jim Chee credono nell'innocenza del giovane. Insieme si imbatteranno in una storia di cinquant'anni prima: uno spaventoso disastro aereo, un commerciante di gioielli diretto a New York dalla fidanzata incinta, una contesa eredità miliardaria. Ma nello sconfinato Ovest americano tutto è permesso e ci sono uomini disposti a tutto pur di impedire che la verità venga alla luce.
Una
detective story suggestiva - ambientata nelle terre degli indiani d'America - ed intensa, condita da mistero e filosofia Navajo (tutte le cose sono connesse, il cosmo è una macchina infinitamente complicata che funziona in sincronia). L'autore, Tony Hillerman (1925 - 2008), è uno scrittore statunitense di libri gialli. Ha scritto thriller di grandissimo successo in tutto il mondo. Personaggi principali dei suoi gialli "etnici" sono il tenente della polizia navajo Leaphorn ed il sergente Jim Chee. Profondo conoscitore del mondo dell'ovest americano e delle riserve indiane nelle sue opere miscela temi polizieschi, thriller e spiritualismo indiano. Nel 1974 con il romanzo Là dove danzano i morti (Dance Hall of the Dead), vinse il premio Edgar Allan Poe.


KEN FOLLETT, "LA CADUTA DEI GIGANTI" (MONDADORI, 2010)

I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei drammatici eventi scatenati dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione russa. Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell'incoronazione di Giorgio V nell'abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche d'Inghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell'affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all'ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Peskov, progettano di emigrare, ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione.
Dalle miniere di carbone ai candelabri scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali. Ne sono protagonisti
ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa.


RICCARDO MUTI, "PRIMA LA MUSICA, POI LE PAROLE" (RIZZOLI, 2010)

Scritta in uno stile trascinante, questa autobiografia ci trasporta nella vita di uno dei più grandi protagonisti della scena musicale mondiale degli ultimi decenni. Giunto alla soglia dei settant'anni, con alle spalle una carriera folgorante e ineguagliabile, il maestro Riccardo Muti ha sentito l'esigenza di soffermarsi a meditare sulla propria vita, risalendo fino all'infanzia e poi ripercorrendo una ad una le tappe. Ne scaturisce una riflessione sul senso di un lavoro vissuto come una missione in nome della musica, ma anche un itinerario entusiasmante fra conservatori, sale di prove e teatri, sul palco e fra le quinte, punteggiato da innumerevoli episodi inediti con straordinari musicisti e registi - Herbert von Karajan, Svjatoslav Richter e Giorgio Strehler solo per citarne alcuni - e con personaggi famosi, dalla regina Elisabetta II a papa Wojtyla. Prendendo spunto da diversi momenti della sua carriera, il Maestro svela le sue predilezioni, racconta i suoi sogni, analizza i grandi dilemmi che ha dovuto sciogliere: filologia o anacronismo? studio o ispirazione? Il direttore è una semplice guida per i professori d'orchestra o il vero regista di un melodramma?
Arricchiscono il volume
due inserti con fotografie pubblicate per la prima volta.


GIANLUCA GRIGNANI, "LA MIA STORIA TRA LE DITA" (RIZZOLI, 2010)

Precotto, periferia nord di Milano. Tra viali enormi, smog e grigi palazzi altissimi, c’è un ragazzo che sogna qualcosa di speciale per il proprio futuro. Si chiama Gianluca, ha 16 anni, i capelli lunghi e il volto magro, bello, irresistibile. Una passione particolare fa battere il suo cuore: non sa dove, non sa quando né perché, ma è convinto che un giorno potrà fare musica. Dal sogno alla realtà il confine è a volte tanto sottile da sembrare impercettibile, e nel suo caso questo confine scompare come d’incanto. Compone delle canzoni nella sua camera accompagnandosi con la chitarra, cercando con caparbietà un proprio stile. Dopo pochi mesi arriva l’esordio e il suo nome balza sulla bocca di tutti; pezzi come La mia storia tra le dita, Falco a metà e Destinazione Paradiso lo fanno diventare uno dei cantautori più amati d’Italia. Fin dall'inizio artista ribelle nei confronti dello "star system", Grigani comincia una ricerca artistica che lo conduce a pubblicare album come "Fabbrica di plastica" e "Campi di popcorn", seguiti da "Il giorno perfetto", "Sdraiato su una nuvola", "Uguali e diversi", "Il Re del niente", "Cammina nel sole" e "Romantico Rock Show". Oggi, a trentotto anni, Gianluca Grignani si racconta in un libro appassionato e sincero, in cui aneddoti divertenti e toccanti si alternano a riflessioni e confessioni. Donne, viaggi, famiglia, sport, amore per la natura delineano la figura di un uomo come tanti altri, con i suoi alti e i suoi bassi, ma che ha sempre creduto nella musica.


BORIS USPENSKIJ, "PROSPETTIVA DIVINA E PROSPETTIVA UMANA. LA PALA D'ALTARE DI JAN VAN EYCK A GAND" (MONDADORI, 2010)

L'organizzazione dello spazio è il fulcro compositivo della pala di Gand, capolavoro assoluto della pittura fiamminga. Opera di Jan Van Eyck, datata 1432, la tavola ha dimensioni enormi - 12 pannelli, disposti su due registri, uno superiore e uno inferiore - e raffigura, secondo l'interpretazione di Uspenskij il mondo umano e quello divino, strutturandoli però in maniera diversa. Il mondo terrestre è quello in cui vive il fruitore dell'opera, ed è quindi reso secondo la sua visuale (che è quella di un osservatore esterno alla realtà raffigurata). Ad esso si contrappone uno spazio "altro", sovrasensibile, presentato invece secondo la prospettiva di un immaginario osservatore che si trovi all'interno del dipinto. In questo modo il divino e l'umano sono raffigurati contemporaneamente, nello stesso quadro. Uspenskij mostra come nel quadro di Van Eyck la "visuale interna" - principio organizzativo dell'immagine nell'arte prerinascimentale - e l'immagine rinascimentale - concepita come una "finestra sul mondo" - si combinino all'interno di un'unica composizione, correlandosi rispettivamente alla prospettiva divina e a quella umana, attraverso un affascinante viaggio che dallo spazio interno della chiesa ci fa approdare a quello sacro della sfera celeste per ricondurci, poi, di nuovo nella chiesa dove si conclude la nostra visione. In questo modo l'analisi della pala di Gand permette di dimostrarne il complesso contenuto teologico: è una sorta di trattato di teologia, che può essere colto solo dopo aver compreso la speciale "lingua" dell'opera.
Boris Uspenskij, affermatosi come uno dei maggiori esponenti della scuola semiotica di Taru-Mosca, è docente di Lingua e Letteratura russa e di Slavistica presso l’Università «L’Orientale» di Napoli. Le sue numerose pubblicazioni, testimonianza di un’intensa attività intellettuale e scientifica, spaziano tra diversi settori di studio – dalla semiotica alla linguistica, dalla filologia alla storia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Tipologia della cultura (Milano, 1975; Milano, 2001), scritta insieme a Lotman; Storia della lingua letteraria russa: Dall’antica Rus’ a Puskin (Bologna, 1993); Linguistica, semiotica, storia della cultura (Bologna, 1996); "Inregem unxit": Unzione al trono e semantica dei titoli del sovrano (Napoli, 2001).

LUCA CANALI, "IDENTIKIT DEI PADRI ANTICHI. SCRITTORI LATINI E CRISTIANI" (MANIFESTOLIBRI, 2010)

“I «padri antichi» sono una forza intellettuale, ideale, psichica, che non deve esserci strappata né dalla specializzazione accademica né dalla necessaria e crudele terapia delle riforme” (Luca Canali).
Un grande studioso e traduttore della "classicità" latina, Luca Canali, ci racconta, tra la fedeltà storica e l'intuizione fantastica, i profili di alcuni dei più celebri scrittori della romanità:
Plauto, Catullo, Lucrezio, Sallustio, Cicerone, Cesare, Virgilio, Orazio, Seneca, Petronio, Tacito, Persio, Giovenale, Svetonio e Paolo rivivono in questo libro grazie alla sapiente scrittura di Canali, che ne illumina la personalità, lo stile, i segreti, fuori dalle convenzioni accademiche e museali ma anche dalle forzature dell'attualità. Attraverso un gioco spregiudicato (quello appunto dell'identikit), ma che poggia su una rigorosa conoscenza dei testi e delle fonti, l'autore ci conduce a scoprire quali verità possibili si celino nelle parole e nelle vite di questi giganti della cultura classica.
Luca Canali (1925), studioso dell’antichità classica e scrittore, ha insegnato nelle università di Roma e di Pisa. È autore di testi importanti sulla letteratura e la storia di Roma antica (Giulio Cesare; Le vite indiscrete di dodici Cesari; Ventitré colpi di pugnale; Controstoria di Roma) e di molti romanzi e racconti tra cui Autobiografia di un baro, Il sorriso di Giulia, Che gli scandali avvengano.


ITALO ORMANNI - AURELIANO PACCIOLLA, "MERCANTI DI UOMINI" (LAURUS ROBUFFO, 2010)

La criminalità guadagna lì dove c’è da sfruttare uno stato di bisogno e in questa epoca di migrazioni generate quasi sempre dalla necessità di sottrarsi ad una persecuzione o di fuggire da una vita di stenti, le associazioni criminali trovano terreno fertile per commerciare in esseri umani: bambini, donne, transessuali sono considerati oggetti; gli uomini, visti solo come braccia da lavoro. Come si è affrontato questo problema in Europa e in Italia? Quali strumenti sono stati approntati, in questi ultimi dieci anni, per potenziare la lotta a questo crimine e che cosa si potrebbe fare di più per combattere trafficanti e schiavisti? Nella prima parte del libro vengono riportati gli accordi europei e le iniziative prese per combattere e prevenire la tratta e per assistere le vittime. Nella seconda parte si riportano storie di vittime trafficate e di carnefici trafficanti ricavate da verbali di operazioni di polizia, stralci di procedimenti penali, esperienze raccolte dalla viva voce delle vittime. Scopo dell’opera è quello di contribuire alla formazione degli operatori del diritto, dei rappresentanti delle forze dell’ordine, degli psicologi e dei sociologi che vorranno impegnarsi in questo lavoro duro ma anche apportatore di gratificazione umana.









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