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BIBLIOTECA VENTIQUATTO MAGGIO

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Nuovi arrivi - Maggio 2012

IN VETRINA

TIZIANO SCARPA, “LA VITA, NON IL MONDO” (LATERZA, 2010)

"Pensieri, resoconti di cose viste e vissute, viaggi, ecc., mai più lunghi di mille caratteri ciascuno. Scavo negli accadimenti significativi per me, grandi o piccoli che siano, episodi contraddittori che mi hanno messo in difficoltà (con gli altri o con me stesso), incontri con capolavori dell'arte, escursioni in varie città. È un libro a favore dell'esperienza personale, in polemica con "l'attualità a tutti i costi", o meglio con un certo tipo di attualità, è scritto contro un'idea falsa, riduttiva e totalitaria di 'realtà'. Qual è il nostro compito di scrittori, intellettuali, esseri umani? Il puro commento dei fatti presentati dai media? Quest'epoca ci invade dei suoi dispacci, ci chiede di focalizzare l'attenzione principalmente sulla sua agenda giornalistica, accettando le gerarchie di importanza degli accadimenti decise dai notiziari. Ma non siamo propaggini dei telegiornali e della stampa, non siamo solo telespettatori di guerre, gossip, sport. Questo piccolo libro mette in primo piano la vita che ci è dato esperire di persona, setaccia la nostra presenza passeggera su questo mondo per trattenerne i sassolini scabrosi e le piccole pepite che brillano" (Tiziano Scarpa).


UMBERTO ECO, “IL CIMITERO DI PRAGA” (BOMPIANI, 2010)

Un romanzo sulla “paranoia del complotto”, come lo ha definito lo stesso autore, Umberto Eco. La trama si svolge lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi. Protagonisti una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion che ispirerà a Hitler i campi di sterminio. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto.


GIORGIO FALETTI, “TRE ATTI E DUE TEMPI” (EINAUDI, 2011)

"Io mi chiamo Silvano ma la provincia è sempre pronta a trovare un soprannome. E da Silvano a Silver la strada è breve". Con la sua voce dimessa e magnetica, sottolineata da una nota sulfurea e intrisa di umorismo amaro, il protagonista ci porta dentro una storia che, lette le prime righe, non riusciamo piú ad abbandonare. Con Tre atti e due tempi Giorgio Faletti ci consegna un romanzo composto come una partitura musicale e teso come un thriller, che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità. Un romanzo che stringe in unità fili diversi: la corruzione del calcio e della società, la mancanza di futuro per chi è giovane, la responsabilità individuale, la qualità dell'amore e dei sentimenti in ogni momento della vita, il conflitto tra genitori e figli. E intanto, davanti ai nostri occhi, si disegnano i tratti affaticati e sorridenti di un personaggio indimenticabile. Silver, l'antieroe in cui tutti ci riconosciamo e di cui tutti abbiamo bisogno.


COLIN DEXTER, “AL MOMENTO DELLA SCOMPARSA LA RAGAZZA INDOSSAVA” (SELLERIO, 2011)

L'intuitivo ispettore Morse è alle prese con un vecchio caso, una studentessa non ancora diciottenne scomparsa nel tragitto casa-scuola. Ora, a distanza di due anni, una lettera ne smentisce l'ipotesi della morte e solo il giorno dopo il collega che seguiva l'indagine muore in un incidente automobilistico. Non è molto ma Morse è abbastanza fantasioso da concepire "l'idea più strampalata del mondo" e comincia a rifare i passi presunti del collega morto, cercando di intuire le stesse intuizioni. Lo guida l'ipotesi che la lettera non sia ciò che sembra, che contenga un messaggio nel messaggio. In un altalenarsi di sospetti e false credenze, una coincidenza si trasforma in un indizio e l'indizio in una traccia che "piano piano, un centimetro dopo l'altro, avvicinano l'ispettore alla verità.
Norman Colin Dexter (Stamford, 1930), docente di greco e specialista di enigmistica, tra il 1975 e il 1999 ha scritto i romanzi della serie dell’ispettore Morse, diventato popolarissimo in Inghilterra grazie anche ad una fortunata serie televisiva.


LARS VON TRIER, “MELANCHOLIA” (BIM, 2012)

Justine arriva con il neomarito alla festa delle nozze che il cognato e la sorella Claire le hanno organizzato con un ritmato protocollo. Justine sorride molto ma dentro di sé prova un disagio profondo che la spingerà ad allontanarsi in più occasioni dai festeggiamenti provocando lo sconcerto di molti, marito compreso. Non si tratta però solo di un malessere esistenziale privato. Una grave minaccia incombe sulla Terra: il pianeta Melancholia si sta avvicinando e, benché il mondo scientifico inviti all'ottimismo, il rischio di collisione e di distruzione totale del globo terrestre è più che mai realistico. Tempo dopo, con Melancholia sempre più vicino, sarà Claire a invitare a casa sua la sorella.
Presentato al Festival di Cannes del 2011,
Melancholia è dunque un film apocalittico, che non ci offre però scene di panico collettivo come quelle a cui Hollywood ci ha abituato, ma una profonda e intima inquietudine relegata nell’animo di due donne. Due sorelle, due donne che il "misogino" Lars Von Trier chiama in causa questa volta per rappresentare se stesso. Di Justine condivide la sensazione viscontiana di fine di un mondo che merita di dissolversi e, al contempo, il dissacrante e sofferente distacco da tutte le convenzioni. In Claire vede il bisogno (registico) di "mettere ordine", di trovare un senso, di controllare anche l'ineluttabile.


GIUSEPPE BERTA, “FIAT-CHRYSLER E LA DERIVA DELL'ITALIA INDUSTRIALE” (MULINO, 2011)

L'alleanza Fiat-Chrysler ha costituito un punto di svolta nel panorama industriale del nostro paese. Sull'orlo del collasso al passaggio di secolo, dopo un difficile rilancio, la Fiat ha colto l'occasione della crisi globale del 2008 per trovare nel legame con la Chrysler la via d'uscita da una situazione altrimenti senza futuro. Ma ciò ha finito col proiettare la nostra maggiore impresa industriale fuori dei confini nazionali, calamitandola nei flussi di una dinamica globale che minaccia il suo ancoraggio al sistema italiano. Il progressivo distacco dall'Italia della sua impresa-simbolo pone perciò interrogativi sulle prospettive stesse del nostro industrialismo. C'è ancora spazio per la grande impresa?
Giuseppe Berta insegna Storia contemporanea nell'Università Bocconi di Milano. I suoi libri più recenti sono: "Nord. Dal triangolo industriale alla megalopoli padana 1950-2000" (Mondadori, 2008), "L'Italia delle fabbriche. La parabola dell'industrialismo nel Novecento" (Il Mulino, III ed. 2009), "Eclisse della socialdemocrazia" (Il Mulino, II ed. 2010).




TED POLHEMUS - PIERFRANCESCO PACODA, “LA RIVOLTA DELLO STILE” (ALET, 2009)

La musica è il linguaggio per eccellenza delle culture giovanili. È diventata espressione del loro modo di essere e di conseguenza del loro modo di vivere. Nelle metropoli - e non solo - i ragazzi fondano la loro identità proprio sui suoni di cui si circondano. Quegli stessi suoni che non sono più semplici canzoni, ma generano linguaggio, abbigliamento, consumi, "stile di vita". I capitoli sono dedicati ai diversi aspetti del lifestyle contemporaneo, un'analisi della cultura e dei consumi visti attraverso la loro relazione con la musica. Il libro è illustrato da immagini che ricostruiscono l'evoluzione dei generi e del loro rapporto con la moda. Con una prefazione di Renzo Rosso.
Ted Polhemus, sociologo e antropologo, è figura di riferimento nel campo dello studio delle culture giovanili. Ha curato la mostra "Streetstyle" al Victoria and Albert Museum di Londra. Tra i suoi libri Fashion&Anti-Fashion, Diesel / World Wide Wear.
Pierfrancesco Pacoda, critico musicale e saggista, si occupa di stili di vita e culture giovanili. Tra i suoi libri: Potere alla parola e Sulle rotte del rave (Feltrinelli), Hip hop Italiano e Io, DJ (Einaudi). Collabora con “Il Resto del Carlino”, “L’Espresso”, “Hot Magazine”.


MARINO NIOLA, “SI FA PRESTO A DIRE COTTO” (IL MULINO, 2009)

Perché gli Italiani mangiano la pasta al dente? La "tempura" è davvero un'invenzione giapponese? Perché la pizza ha conquistato il mondo? E perché il sushi ha conquistato noi? E cosa c'entrano il baccalà con il Concilio di Trento e il caffè con la nascita delle compagnie di assicurazioni? Sono alcuni degli argomenti affrontati da questo libro. Tradizioni gastronomiche, modi di cuocere il cibo, maniere di comportarsi a tavola, passioni, repulsioni, valori estetici, tipicità, territori, sono altrettanti specchi del rapporto che gli uomini hanno con se stessi e con gli altri, con la propria terra, con la propria identità. L'espresso, il ragù, i tortellini, il pomodoro, la zucca, la mozzarella, il culatello, il baccalà, il parmigiano, la cassata sono molto più che semplici "gourmandises". Sono particolari decisivi di quel grande affresco che è la nostra storia vista attraverso gli usi e consumi dell'"homo edens".
Marino Niola, antropologo e professore presso l'Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, è editorialista di quotidiani quali "la Repubblica" e "Il Mattino" ed è titolare della rubrica settimanale "Miti d'oggi" su "il venerdì di Repubblica".












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