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BIBLIOTECA VENTIQUATTO MAGGIO

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Nuovi arrivi - Marzo 2012

IN VETRINA

HENRY JAMES, “RITRATTO DI SIGNORA” (BUR, 2006)

«Era una ragazza intelligente e generosa, una bella e libera natura: ma che cosa avrebbe fatto di sé?». La giovane americana Isabel Archer sa quello che vuole: alla ricerca di un ruolo pubblico e di modelli di comportamento meno provinciali, lascia Albany, piccolo paese del New England, e decide di stabilirsi in Europa, a Firenze, città dell'arte e della bellezza, alla ricerca di un'esistenza felice, di una vita perfetta da ricamare sulla rozza tela del tempo e della storia. Ma, diventata ricca al punto di potersi permettere tutto, resta intrappolata in quella ricca società fiorentina e romana che ha il suo campione in Gilbert Osmond, uno snob in caccia di patrimoni. Sarà lui a perfezionare il destino di solitudine di Isabel che si avvierà per gradi, come Madame Bovary, alla propria dissoluzione psichica, soffocata nelle oscure trame del desiderio e dell'inganno. "Quello che innamora è l’eleganza con cui Henry James sa farsi beffe del più umano fra i desideri umani: l’aspirazione alla felicità" (Monica Bonvicini).
Dal romanzo è stato tratto un film diretto dalla regista Jane Campion, protagonista Nicole Kidman.
Di
Henry James (1843-1916) è stato pubblicato in Italia anche un volume di testi brevi intitolato Racconti italiani (Einaudi).


LOUISA MAY ALCOTT, “PICCOLE DONNE” (MONDADORI, 2004)

E' la storia di una famiglia americana nel periodo della guerra di secessione, ma la guerra fa solo da cornice alla trama. La famiglia è composta dal padre, cappellano; dalla madre, impegnata nella Società per l'assistenza ai soldati; e da quattro figlie: Meg, la figlia maggiore, istitutrice; Jo, irrequieta e anticonformista, che fa la dama di compagnia ad una vecchia zia; Beth, che suona il pianoforte, e Anny che ama il disegno e la pittura. Le vicende sentimentali delle ragazze animano il racconto.
Un intramontabile capolavoro, scritto da
Louisa May Alcott (1832-1888) quasi 150 anni fa e ancora capace di far sussultare il cuore di piccole e grandi lettrici. Divenuto un "classico" fin dal suo apparire, nel 1868, il libro riesce a commuovere con la sua freschezza e la sua vivacità. La vicenda "corale" della piccola comunità femminile rappresentata trasmette un messaggio di perfetta armonia e libertà, che con il passare dei decenni non ha perso nulla della sua spontaneità e del suo fascino.
Il testo, tradotto da
Chiara Spallino Rocca, è illustrato da Giovanni Manna.


JANE AUSTEN, “EMMA” (RIZZOLI, 1999)

"Sono andata a scegliermi un'eroina che nessuno tranne me potrebbe amare...": così diceva, della protagonista, la sua creatrice. Emma Woodhouse è una giovane donna intelligente, indipendente, che ha sviluppato una forte individualità e una decisa coscienza della propria posizione sociale. E tuttavia è straordinariamente cieca di fronte ai sentimenti: propri e altrui. "Emma è il più perfetto esempio di romanzo in cui il protagonista dà forma agli eventi irresistibilmente, come un ruscello erode la sponda" (Edith Wharton). Alla fine, vinta dagli stessi intrighi amorosi sollecitati, Emma vive una tardiva quanto autoironica presa di coscienza, attraverso la quale prende forma anche la sua sottile critica dei costumi, della vanità e dell'egoismo, visti alla luce di una profonda comprensione dell'animo umano.
Jane Austen (1775-1817), autrice del capolavoro Orgoglio e pregiudizio (1813) e del romanzo Persuasione (1818, postumo), è figura di spicco della narrativa preromantica e una delle autrici più famose e conosciute d'Inghilterra. Pubblicato per la prima volta nel 1815, Emma porta sulla scena del romanzo ottocentesco la figura letteraria di una moderna eroina "bella, intelligente e ricca": un nuovo modello di donna, destinato ad enorme successo.



MANOEL DE OLIVEIRA, “LA LETTERA” (MIKADO - DOLMEN, 1999)

Mademoiselle de Chartres, dopo una delusione d'amore, accetta di sposare un prestigioso medico, pur non essendo innamorata. Scopre l'amore per un cantante di successo, ma volendo essere degna della fiducia del marito cerca di rinunciare a questo rapporto rifugiandosi nell'amicizia di una giovane religiosa. Incalzata dall'uomo decide infine di confidare al marito il proprio turbamento...
Il film è liberamente ispirato al romanzo di
Madame de la Fayette (1634-1693), La principessa di Cleves (1678), considerato il primo romanzo psicologico moderno. Introdotto da morbide note di sax, racconta che la passione è perdizione. La sceneggiatura non lascia zone d'ombra sugli accadimenti, sulle azioni dei personaggi e sulle loro motivazioni, e il lavoro di regia s'indirizza senza indugi sullo spazio filmico (specchi e piani-sequenza sono i motivi forti della pellicola). Il risultato è un film "alla Manoel de Oliveira"! Ancora una volta il regista portoghese, novantenne all'epoca delle riprese, è riuscito a regalare allo spettatore il piacere di una visione profonda e meditata.


CLINT EASTWOOD, “CHANGELING” (UNIVERSAL, 2008)

Los Angeles, marzo 1928. In una mattinata di sabato Christine Collins, una giovane donna abbandonata dal marito, impiegata in un centralino, lascia a casa da solo il giudizioso figlio Walter. Al ritorno dal lavoro fa una terribile scoperta: il bambino non c'è più e di lui si è persa ogni traccia. Finchè, 5 mesi dopo, la polizia locale che non gode di buona reputazione, sembra aver risolto il caso.
Christine però nega che il bambino riportatole e che ostinatamente le autorità affermano di aver trovato, sia suo figlio. La lotta di Christine per ritrovare il suo bambino è estenuante. Deve combattere contro il "Potere" prevaricante di una polizia californiana incapace e corrotta. A causa della sua opposizione, Christine viene accusata ingiustamente di pazzia e rinchiusa in manicomio. In suo aiuto arriverà il pastore presbiteriano Gustav Briegleb che insieme a Christine cercherà disperatamente la verità nascosta.
Una storia vera, tradotta in un film interpretato da Angelina Jolie e diretto da Clint Eastwoot. La lotta di una madre per ritrovare il proprio figlio.


UMBERTO VERONESI, “DELL'AMORE E DEL DOLORE DELLE DONNE” (EINAUDI, 2010)

Umberto Veronesi, il medico senza dubbio più famoso d'Italia, racconta la sua vita attraverso la figura di alcune delle donne che ha incontrato nel privato e per la professione che ha svolto. La prima donna del suo racconto è la madre, figura importante, centrale, per la sua formazione; poi ci sono le compagne, quelle che ha amato; la moglie, sopravvissuta bambina ai campi di concentramento; la portinaia Angelina, che gli salvò la vita aiutandolo a sfuggire ai tedeschi che lo braccavano; la figlia Giulia, chirurga e ricercatrice, e soprattutto le pazienti, quelle che ha curato. Attraverso questi incontri Veronesi ci descrive il suo punto di vista su temi fondamentali dell'esistenza delle donne, spesso dolorosi o faticosi, come la malattia, ovviamente, l'aborto, la fecondazione assistita, l'anoressia. E ci svela una vera curiosità: Umberto Veronesi è probabilmente l'unico uomo a possedere la qualifica di "Donna ad honorem". Gli è stata attribuita da "un'importante associazione femminile romana - scrive -, per i miei tentativi di calarmi nella realtà dei problemi più profondi dell'animo femminile. È un attestato di cui vado molto fiero".



MARCO INNOCENTI, “LA MALATTIA CHIAMATA DONNA” (MURSIA, 2009)

Da Zelda Fitzgerald a Djuna Barnes, da Katherine Mansfield a Virginia Woolf, da Marilyn Monroe a Vivien Leigh, da Françoise Sagan a Sylvia Plath, da Silvana Mangano a Romy Schneider. E poi Camille Claudel, Marina Cvetaeva, Billie Holiday, Diane Arbus, Lee Miller, Janis Joplin... Scrittrici, poetesse, attrici, fotografe, cantanti, artiste: ventitré donne belle, famose, che apparentemente hanno tutto, ma che non si sentono accettate. Donne che non sono in contatto con la propria anima, che sono torturate dall'ansia e che non reggono la fatica di vivere. E quando non riescono più a organizzare un sorriso passano all'alcol, si intossicano di pastiglie e di psicofarmaci. I loro destini sono diversi: molte se ne vanno disperate, alcune convivono con il male oscuro, le più forti vincono la loro battaglia e riprendono a vivere. Le loro storie, sfrondate da flash e copertine, sono quelle di milioni di donne.
Marco Innocenti è giornalista e scrittore. Con Laura Levi Manfredini ha scritto Le stelle di Parigi: una città e le sue donne (Mursia, 2005).












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