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Pro e contro - Astratto, concreto e machiavellico

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LA SINISTRA AL TEMPO DI RENZI


21 DICEMBRE 2013 - Un fotomontaggio di Luca Peruzzi illustra questo articolo: il protagonista è Matteo Renzi. L'immagine si commenta da sola. L'abbiamo scelta perché ci è piaciuto il cortocircuito innescato dall'immagine tra Rinascimento e attualità. Significativa soprattutto l'espressione di Renzi: Lorenzo de' Medici o "principe" di Machiavelli? uno e l'altro? nessuno dei due? Siccome abbiamo intenzione di parlare di Renzi e della Sinistra oggi in Italia, partiamo da qui. Abbiamo attentamente seguito la televisione e i dibattiti nei talk-show all'indomani delle primarie del Pd: la notizia relativa all'elezione del nuovo segretario del Pd è divenuta presto molto "fredda", un pò perché spesso data insieme a quella della concomitante elezione del nuovo segreterio della Lega, Matteo Salvini, un pò perché superata dai servizi relativi alle proteste dei cosiddetti "forconi". Chissà se Renzi si sia dispiaciuto o non abbia trovato utile non dover andare più di tanto a spiegare, al pubblico che lo aveva votato, le oggettive difficoltà del suo impegno e le motivazioni propagandistiche all'origine del bersaglio un pò troppo alto cui aveva mirato nelle ultime fasi della sua campagna elettorale ("eversiva" al punto giusto da convincere quasi quasi anche noi ad andare a votare...). Fa parte del gioco! Ed è la stessa mossa tentata da Berlusconi e Alfano in vista di prossime elezioni: Renzi e Letta ripetono lo stesso schema. La Sinistra italiana - ammesso che sia ancora Sinistra, e vedremo come purtroppo non lo sia più - sta machiavellicamente dividendosi in due (una sinistra al governo e una all'attacco) per cercare di non perdere i voti della protesta. Per portare alcuni milioni di elettori alle primarie, il Pd doveva abbracciare Renzi, sperando di far dimenticare per un attimo che Letta goiverna con Alfano e sta dando vita ad un governo depressivo e innauturale come nessun'altro mai. In altre parole, Renzi fa parte del tentativo di esistenza di un partito che per il resto, agli occhi dei suoi stessi vecchi elettori, è morto. Le primarie del Pd, si sa, sono un processo spurio: può votare chiunque (anche gente non di Sinistra, anche "forconi" o grillini momentaneamente, evanescentemente attratti dal bluff Renzi...) e questo il Pd lo sapeva e questo il Pd ha voluto incentivare con Renzi. Un'operazione che porta il Pd definitivamente lontano dalla Sinistra. Sante ci sono parse le parole pronunciate da Carlo Freccero nella puntata di lunedì 9 dicembre di "Piazza Pulita" (La7). In uno dei suoi interventi, Freccero ha spiegato benissimo il perché della vittoria di Renzi su Cuperlo: disarmante l'analisi dedicata all'elettorato delle primarie (un pubblico assetato di vendetta verso la casta, imbruttito nei propri istinti, "peggiore" e non "migliore", e quindi sordo agli eventuali ragionbamenti); ineccepibile e sconsolante la critica mossa al "povero" Cuperlo, al linguaggio che ha usato nella sua campagna elettorale, costruita su concetti astratti e universali (moralità, speranza, giustizia, fiducia) non più recepiti dalla gente. Tutto rosa e fiori per Renzi? Niente affatto! Precisa e ferma la critica di Freccero rivolta al linguaggio della pseudo-"concretezza" sciorinato da Renzi attraverso i suoi argomenti e le relative semplicistiche argomentazioni. Secondo Freccero, i limiti dell'approccio renziano rispetto a quanto andrebbe enunciato da Sinistra - e quindi da Renzi - nei riguardi nel neocapitasmo attuale, si manifestano tutti nel momento in cui renzi rifiuta - o non sembra all'altezza di dominare - il "pensiero della complessità", l'unico in grado di far coglierne e superare la sfida del neocapitalismo e del tutto alieno, però, rispetto alla filosofia bonsai utilizzata nella sua campagna elettorale dall'attuale sindaco di Firenze. Siamo, naturalmente, pienamente d'accordo con Freccero, convinti come siamo che essere di Sinistra implica essere contro il neocapitalismo e che combattere quest'ultimo sia imposibile con strumenti semplificati e sia possibile solo attraverso l'utilizzo del pensiero della complessità. Astrazione e concretezza sono i termini di un medesimo processo dialettico. Per un motivo o per l'altro, la "semplicisticazione" del mondo è da sempre cara alla Destra, soprattutto in Italia. Ma chi è di Destra non è di Sinistra, e viceversa, è ovvio. Matteo Renzi può piacere alla folla (anche a quella delle primarie) e proprio per questo è stato consacrato segretario del Pd - checché se ne sia scritto e detto - con l'assoluta benedizione del partito stesso, attraverso un'operazione che parte da lontano. L'elezione di un segretario che usa un linguaggio e che ragiona come uno di Destra, ha risolto molti degli equivoci del del Pd, cancellandone definitivamente la genealogia. Giustamente Freccero ha additato il neocapitalismo come un nemico-mancato di Renzi. Un nemico-mancato, aggiungiamo noi, proprio perché lo stesso Renzi è un prodotto del neocapitalismo (dei suoi processi, delle sua dinamiche, delle sue manifestazioni e del suo linguaggio). Nulla di sconcertante in ciò. Sconcertante, invece, cosa dimostra di voler cercare di essere per il presente e per il futuro - con l'elezione di Renzi - il Pd: un soggetto a pieno titolo di quella inconfutabile "reazione" che stiamo vivendo e subendo in Italia dal momento in cui è stata proclamata la "crisi" economica e si sono verificate di fatto in Italia le condizioni per l'avvio di un processo di tipo prerivoluzionario. Il rischio che il Poetre deve controbattere è che la gente davvero si faccia interprete del cambiamento: e in questa strategia ciò che va impedito assolutamente è la possibilità che gran parte dell'elettorato - dopo il conclamato declino di Berlusconi - riqualifichi se stesso a Sinistra. Non sono per nulla casuali gli equivoci Grillo, "forconi", Renzi, Forza Italia esposti e imposti mediaticamente ad hoc per impedire all'elettorato-di-coloro-che-oggi-sono-in-difficoltà-in-Italia di chiarificare a se stesso la natura dei propri interessi e stabilire l'obiettivo inequivoco della propria lotta. Purtroppo la strategia del diversivo ha da noi sempre buon gioco. Purtroppo ha ragione Freccero: manca in Italia un pubblico preparato alla complessità, capace di interpretare il proprio stesso destino all'interno delle dinamiche innescate e gestite dal neocapitalismo e perciò sempre vittima del Potere. La politica così come mediata dai mezzi di comunicazione è divenuta più che mai il campo dei machiavellici stratagemmi messi in opera dal Neocapitalismo per fregare i giusti e lasciare nella loro condizione di marginalità gli eterni esclusi. La gente - se non vogliamo azzardarci a dire "i cittadini" o addirittura "il popolo" - ha perso definitivamente la coscienza della contrapposizione capitale/lavoro, padrone/servo, emittente/ricevente e si è lasciata piuttosto invischiare bellamente nella marmellata prodotta dal neocapitalismo come frutto del proprio lavorio sulla società e sulle coscienze. Il Capitale è divenuto Mondo. E purtroppo il Mondo del Capitale è ingiusto e riconosce solo un principio: il Potere. E' un mondo all'interno del quale non hanno alcun asilo gli "universali". Il neocapitalismo è quello del Capitale che ingloba dentro di sé il Mercato. E la morte anche del liberalismo. E' anche la morte della Destra. E' il pantano e la palude. E la TV è la massima espressione del Capitale nell'atto di mostrare pubblicamente se stesso. Non possiamo stare fuori dal mondo del Capitale se ne accettiamo i mezzi (i media). Cos' accade che quando la Sinistra appare in TV, non appare in realtà ma celebra il proprio fantasma, cioé la sua stessa morte. Non può far altro che illudersi di godere di un tempo che invece è governato dal Capitale. Peggio: se il Pd decide che il proprio segretario sia un personaggio che funziona mediaticamente, sceglie un uomo del neocapitalismo. Non c'è possibilità di "eversione" all'interno del Capitale, dei flussi e dei pubblici che esso crea e manipola. Non c'è Sinistra all'interno del Capitale ed è per questo che il Pd non potrà mai essere un partito di Sinistra perché non sta dimostrando alcuna volontà di costruire il proprio pubblico al di fuori delle dinamiche della TV, anzi. Povero, però, chi si illude di diventare qualcuno solo perché qualcun altro gli concede spazio. Lo spazio si conquista e la conquista è lotta e la lotta è opposizione e l'opposizione non è mai compromesso. Allora, in definitiva, il Renzi che subito dopo la sua elezione ha detto che con lui "la Sinistra non è morta", se sincero, è purtroppo un perdente (rispetto a se stesso, rispetto alle primarie, rispetto al suo partito, rispetto al Paese e alla Storia). Lasciamo a chi ci legge la risposta se invece egli sia il machiavellico vincitore di una disputa governata all'interno delle dinamiche del Capitale e innescata da quest'ultimo solo per lasciare agli altri una pallida illusione di resistere. Come Biblioteca, ci affliggiamo a volte per noi stessi, per essere tra coloro che per convinzione si ostinano a sostenere gli "universali", tentando di promuoverli. Ma tanto ci pare maggiormente necessaria quest'opera, quanto maggiormente ci è sembrato di poter condividere l'analisi proposta da Freccero in TV a proposito di Renzi, del pubblico e della necessità di difendere i processi del pensiero complesso. (S.D.)













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